Insegnare ai bambini logica e motivazione

E' opinione diffusa nel mondo equestre che il lavoro con i bambini sia piuttosto un ripiego o il primo gradino per poi intraprendere la carriera di istruttori veri. 
Cosa dire a riguardo? 
Sicuramente è un percorso possibile ma, se spostiamo l'idea di un simile iter, ad esempio, all'interno del mondo scolastico, sembra un pensiero almeno ridicolo se non comunqe privo di logica. Chi ha mai sentito dire che un professore universitario prima di assurgere a tale incarico sia stato maestro elementare? 
Uno dei punti che rendono assurda l'affermazione è innanzi tutto che le metodiche usate per l'insegnamento ai bambini sono completamente differenti da quelle usate per l'insegnamento agli adulti: se infatti con i bambini si utilizza di preferenza l'elemento della sperimentazione e del gioco attivo, per l'adulto si preferisce la metodica direttiva ovvero l'impartizione di ordini da parte dell'istruttore che l'allievo deve passivamente eseguire (questo perchè nell'adulto abbiamo strutture e resistenze mentali assenti o quasi nei bambini). Ma la questione non finisce qui: è possibile e auspicabile che chi insegna ai bambini, non solo sia specificatamente preaparato nella didattica e nella pedagogia di base, ma anche che abbia scelto questo settore con motivazioni profonde. 
Utopia? Potrebbe essere. 
Non è nemmeno garantito e ahimè, ben lo si vede nei campi gara e in molti maneggi di "alto budget" ma non solo in quelli, che anche i piccoli cavalieri non siano per mano dei loro genitori e di istruttori senza troppi scrupoli dei consumatori distratti e superbi. Vero. Essere bambini non significa automaticamente essere invaghiti del proprio pony. Si tratta per me, lo ribadisco, di occasioni educative mancate al quale il genitore dovrebbe prestare molta attenzione. Sono trappole commerciali che poco hanno a che vedere con la profondità che può offrire lo stare a contatto con i cavalli e i pony. 
 
Personalmente preferisco e amo dedicarmi al lavoro con i piccoli cavalieri perchè ritengo che proprio dalla cura dei piccoli sia possibile la nascita e lo sviluppo di una nuova equitazione, di un popolo di cavalieri innamorato innanzi tutto del cavallo e solo dopo del proprio possibile successo (consapevole).
Il lavorare con i giovani e giovanissimi nel mio caso è dunque strettamente legato al forte desiderio di rimanere al di fuori delle dinamiche del commercio, dell'arrivismo, dello sfruttamento: è dunque la predilezione dello sport come cultura, come esperienza formativa a livello fisico psichico e sociale, è trasmissione di un sapere corretto in modo semplice ma efficace con la speranza che stando su un piccolo shetland, si possa un domani essere non solo cavalieri ma anche uomini e donne migliori.